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Premio Moltiplica la vita 10 dicembre 2012:
con il Patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri

Un premio per la tua storia

Un nuovo battito per continuare ad amare

di David Migliorelli

La natura non lo permette: la morte di un uomo non può generare vita. È un paradosso. Un’incongruenza nel viaggio di un’anima; l’inizio non può incontrarsi con la fine di un percorso. L’uomo però ha reso questo possibile. La morte di una persona ora può donare il respiro ad altre anime. Fabrizio, donando il suo cuore, ha permesso alla mia anima di sopravvivere. Donando un pezzo di sé, ha concesso alla mia vita di continuare.

Non so come si faccia a diventare donatori di organi. Di certo non ero uno di quelli che potevano essere considerati sensibili o altruisti. Non ho dolci maniere né spiccate delicatezze d’animo. Per me un amico era un compagno di bevute e di vizi, figuriamoci una donna. I vizi mi hanno rubato e distrutto letteralmente il cuore, già indebolito dalla mia eredità genetica.

Una donna, Sofia, mi è stata accanto come un angelo e, come tale, di certo non si aspettava di essere corrisposta. Da uno come me non poteva; inseguiva il suo sentimento. Non sai mai perché ti ama una donna: lo fa e basta. Dopo l’operazione accanto a me c’era solo lei. In verità non mi aspettavo altre persone, ma in quel momento mi ero reso conto di quanto io fossi solo. Non è che soffrissi per questo, ma mi chiedevo: perché proprio a me? Che avevo fatto, rispetto a tanti, per meritare una seconda possibilità? Mi interrogavo sull’esistenza di Dio e sul perché voleva che io sopravvivessi.

Dopo mesi di degenza mi sono rimesso in sesto. Avevo deciso di scoprire chi era il mio donatore. Così avevo trovato l’indirizzo di Fabrizio Guerrieri, un ragazzo di 22 anni passato a miglior vita certamente troppo presto. Avevo deciso di andare a parlare con i genitori per ringraziarli. Incontrarli però sarebbe stato imbarazzante. L’ho già detto, non sono sensibile, e da buon opportunista ho chiesto a Sofia di accompagnarmi. Ero stupito, però, dal fatto che ero confortato che lei venisse. Forse era il cuore di Fabrizio che batteva in me a lasciare che io sentissi queste emozioni.

Era un giovedì. Il cielo era coperto, non c’era vento, tutto era immobile. Sofia era con me. Le stringevo la mano, in ascensore, mentre pensavo a cosa potevo dire nel momento in cui i familiari di Fabrizio mi avessero aperto la porta di casa.

Alle ore 17.30 suonavo il campanello. Ad aprire era un bambino di circa sei anni. La madre veniva subito dopo di lui e ci invitava ad entrare; sembrava affabile e gentile. Il signor Guerrieri era seduto sul divano del salotto. Per salutarci si era alzato in piedi, e con un sorriso di cortesia aveva fatto segno di accomodarci. C’era del tè sul tavolino. Sembrava una famiglia perfetta; il tutto però era stonato da un alone di tristezza che aleggiava invisibile nell’aria.

Una parola dopo l’altra, i toni si erano fatti più confidenziali. Mi raccontavano che Fabrizio era morto in un incidente d’auto e che era suo desiderio donare gli organi. Erano fieri del loro giovane eroe che, donando una parte di sé, mi aveva salvato la vita.. Il piccolino, superata la timidezza si è fatto più simpatico. Giocava con Sofia e mi scoprivo felice a questa visione.

È curioso come un’anima possa risvegliarsi, anche alla mia età. Sentivo cambiare i sentimenti per questa donna, li sentivo nascere. Era tutto di un colore diverso, più intenso. Le conversazioni andarono scemando. Era il momento di andare. Usciti di casa, una lacrima scendeva carezzevole sul mio viso. La toccavo, stupito. Ora mi sentivo consapevole che il cuore di Fabrizio batteva in me e che la mia anima aveva ricominciato a respirare.

In quel momento guardavo Sofia e capivo che l’amavo e che la volevo per sempre accanto a me. Ma soprattutto sapevo perché ero li: ora avrei potuto raccontare la storia di Fabrizio: il racconto di un giovane eroe che mi ha permesso di cominciare ad amare donando i suoi battiti alla mia anima sola, donando i suoi organi a chi vorrebbe continuare a vivere.

Ora Fabrizio l’ha permesso; l’orrenda morte di un uomo può moltiplicare la vita per continuare ad amare.