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Premio Moltiplica la vita 10 dicembre 2012:
con il Patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri

Un premio per la tua storia

Il dono

di Francesca Maria Zimmardi

Dario era una persona speciale, capace di farsi voler bene subito, senza alcuno sforzo da parte sua. Il suo sorriso conquistava tutti coloro con cui aveva a che fare. I suoi genitori erano orgogliosi di lui.  A diciannove anni aveva tutta una vita davanti: studiava con profitto all’università, faceva il fattorino presso una libreria del centro per pagarsi i libri e le piccole spese, aveva un sacco di amici e anche un amore: Valeria.

Quel sabato avevano festeggiato il compleanno della ragazza. Il suono del telefono delle brutte notizie è diverso da quelli normali, è come se avesse un pianto nascosto. Aveva strappato la  madre di Dario dalla serena irrealtà dei sogni. Valeria piangeva disperata. Un colpo sordo allo stomaco. La corsa in ospedale era stata come piombare in un tunnel profondo, alla fine del quale c’era la luce sferzante dei neon della rianimazione.

Suo figlio era lì, steso su un lettino anonimo, più bianco del lenzuolo, avvolto nei tubi, assopito  in un sonno artificiale, cullato dal ritmico suono delle macchine. I medici erano stati subito chiari. Anche troppo. Per Dario non c’era nulla da fare, i traumi riportati nell’incidente erano stati troppo profondi. Lui era stato sempre prudente nella guida, non lo era quell’altro ubriaco che lo aveva travolto all’incrocio.

Delia sentì un rigurgito d’odio salirle dal petto. Avrebbe voluto averlo davanti, quell'incosciente  che le stava strappando la parte più importante della sua vita, ma non le uscì dalla bocca neanche una parola. Roberto stava piangendo in silenzio di spalle davanti alla finestra. Si strinsero forte. L’odio in quel momento non serviva a nulla: non avrebbe restituito loro il figlio e avrebbe solo  avvelenato le loro anime.

Le ore trascorrevano lente, scandite dallo scatto dei minuti dell’orologio nel corridoio che conduceva alla rianimazione. Non c’era nulla che  potessero fare, se non pregare e sperare nell’impossibile per non impazzire. Gli amici  erano arrivati alla spicciolata, in silenzio, con gli occhi gonfi di pianto e di paura  stavano affrontando, per la prima volta, qualcosa di più grande di loro. Delia aveva abbracciato Carlo, il migliore amico di suo figlio, ed era stato come abbracciare lui, che non poteva muoversi da quel letto bianco.

I medici si susseguivano nei cambi di turno; alcuni erano duri; altri invece, dopo tanti anni riuscivano ancora a provare compassione. Nei loro occhi si leggeva l’impotenza del medico che sa di non potere far nulla contro una morte imminente. Nel fondo del suo cuore però la madre di Dario sperava, sperava contro ogni speranza… ma il terzo giorno ebbero tutti  la piena consapevolezza che Dario li avrebbe lasciati, per sempre.

Il dottor Costanzo uscì dalla stanza con un sorriso dolce e triste; anche lui aveva perso un figlio in un incidente in montagna. Loro avevano una possibilità che a lui era mancata. Potevano  aiutare altre persone, altri giovani come Dario, che aspettavano un rene, un cuore per tornare a vivere. In famiglia erano sempre stati favorevoli ai trapianti. Dario una volta aveva detto che per lui quello della donazione degli organi  era il più grande gesto d’amore che si potesse fare. Ma adesso… tutte le convinzioni vacillavano. E se, per un miracolo, Dario si fosse salvato? Se gli avessero tolto gli organi mentre stava riprendendo a vivere?

La situazione intanto era  precipitata. Le macchine mantenevano con difficoltà le funzioni vitali di Dario. Il dottor Costanzo venne e trovarli nella sala d'attesa della rianimazione, che ormai era diventata la  loro seconda casa, guardandoli con una muta domanda negli occhi. Un impulso partì dal cuore di Delia. Guardando il marito e poi il dottore, sussurrò il suo “sì” a una nuova vita per altre persone; persone che non conosceva. Suo figlio non aveva vissuto invano e non sarebbe morto inutilmente. L'organizzazione che si cela dietro un trapianto si mise subito in moto. Nonostante la rapidità necessaria in questi casi i genitori di Dario non avrebbero mai dimenticato la delicatezza con la quale erano stati accompagnati in quel difficile passo.

Il tempo era passato. Da un dolore terribile, quale è la morte di un figlio, non si guarisce mai. La fede aiuta molto. Sapere che il tuo ragazzo si trova nelle mani di Dio e riprende a vivere in un'altra dimensione dona una grande pace, anche se l’assenza fisica a volte può essere intollerabile.

Era trascorso quasi un anno dalla morte di Dario. Il dottor Costanzo aveva chiamato per dire loro che Francesco, il ragazzo che aveva ricevuto il cuore di Dario, abitava nella loro stessa città e voleva conoscerli. Il “sì” di Delia fu immediato.

Francesco era un bel ragazzo che aveva quasi la stessa età di loro figlio. Da quel giorno, con molta naturalezza, Francesco entrò a far parte della vita di Delia e Roberto. Dario entra in cucina con fare furtivo e con un sorriso ammaliante  chiede un altro biscotto. Come fare a dire di no a un frugoletto di tre anni? È il figlio di Francesco e Daniela. Loro sono andati al cinema e lo hanno affidato a Delia, proprio come si fa con una nonna. E come una nonna Delia vuol  bene a questo piccolo fiore, nato  per merito di un angelo che si chiamava come lui.